Pathfinder è uno di quei marchi che hanno un po’ cambiato le carte in tavola (letteralmente) nello scenario dei giochi di ruolo fantasy, ponendosi con dignitoso rispetto al fianco del colossale Dungeons & Dragons. Tanti giocatori si sono infatti rifugiati nei lidi di Pathfinder e nella sua accessibilità, trovando campagne dal sapore fantastico immutato e uno scenario forse più “immediato” per chi non ha mai voluto imbarcarsi tra innumerevoli manuali e regole da memorizzare. Per un po’ Pathfinder è sembrato una via d’accesso rapida a un mondo lontano, convincente quanto bastava da attirare pubblico più giovane e spingere la concorrenza a rivedere le proprie strategie comunicative o tematiche. Un perfetto bilanciamento, come ogni cosa dovrebbe essere, e non una guerra al brand più conosciuto.

In campo videoludico, Pathfinder ha trovato la sua quadra in Pathfinder: Kingmaker, che oggi analizziamo nella sua Definitive Edition su console. Accolto positivamente dai giocatori alla sua uscita, Pathfinder: Kingmaker ha ricevuto tanti aggiornamenti e contenuti aggiuntivi, tra cui ritroviamo razze giocabili, incantesimi, classi e anche due campagne oltre quella principale. Il tutto è stato quindi preso e raccolto in unico pacchetto da trasporre sulle console casalinghe, similmente a quanto accaduto con altri RPG isometrici come Pillars of Eternity 1 e 2. Ma, a differenza di altri suoi simili, Pathfinder: Kingmaker ha delle caratteristiche davvero peculiari, che ben sposano il videogioco con l’azione di matita e dadi del vostro tavolo d’amici.

Il cammino del re

Partiamo dalla base, cioè l’impostazione classica che qualunque amatore si aspetta di ritrovare. Pathfinder: Kingmaker si apre in una grande sala dove un manipolo di eroi, attirati dalla promessa di un proprio regno da fondare e possedere, si è riunito per ascoltare la proposta di un locale nobile con un problema di banditi molto, molto grosso. La richiesta è semplice: liberare le Terre Rubate da un re furfante e ottenere in ricompensa un castello con tanto di possedimenti senza alcun tipo di vincolo formale.

Tra gli avventurieri innamorati di tale promesse ci sarete anche voi come giocatori, dopo che avrete passato una buona dose di ore a creare il vostro personaggio esattamente come lo creereste nella scheda cartacea. Razza, classi, sesso, talenti e statistiche da assegnare saranno all’ordine del giorno in Pathfinder: Kingmaker, e a noi del resto piace esattamente così: la carta che sfora il digitale e lo plasma in continuità con il gioco di ruolo più reale.

L’editor, senza mezzi termini, è uno dei più completi e personalizzabili dello scenario, seppur forse avrebbe giovato di più varietà estetica negli eccellenti ritratti o nel vestiario. Ma si sa, negli isometrici bisogna rinunciare a qualche zuccherino per godersi tutto quel marasma di incantesimi e abilità in cui districarsi, oltre all’allineamento perfettamente inglobato in questa trasposizione videoludica.

La vicenda si susseguirà nel più classico dei modi in una struttura ad atti, dove sarete voi a decidere non solo come si rapporterà il vostro personaggio alle vicende (attraverso scelte di allineamento, limiti temporali rispettati e via discorrendo), ma anche come verrà poi fuori il vostro personalissimo regno, controllato da una parte di gameplay che fonde uno spirito gestionale al dominio ruolistico, azzeccando in pieno quello che è l’equilibrio ideale tra le due parti.

Da entrambi i punti di vista, quindi narrazione e tono generale del gioco, Pathfinder: Kingmaker è un esempio ben riuscito di riproposizione non monotona dello scenario fantasy più solcato, meritato per grande parte anche grazie a una caratterizzazione dei compagni dell’eroe più che eccellente, seppur apparentemente stereotipata. Se siete più tipi da spada e scontri, vi attendono diverse difficoltà selezionabili, un’infinità di incantesimi riportati alla lettera dai manuali del gioco e altrettante passive/incantamenti da assegnare a ogni livello.

Ma già vi vediamo, a voi giocatori meno numerici, storcere il naso di fronte alla prospettiva di micromanaging di ogni componente del gruppo (che non vi nascondiamo essere bello folto). Comprensibile, ed è per questo che Pathfinder: Kingmaker pensa anche a coloro che sono qui per la storia e il fantastico, garantendo numerose opzioni che facilitano enormemente il gioco, o rendendolo più difficoltoso se invece siete della parte opposta della barricata. A prescindere da come la pensiate sull’esperienza definitiva, quello che vogliamo sottolineare qui è l’accessibilità totale nell’uno e nell’altro senso, un fattore importante da far emergere specialmente quando si parla dell’eterogeneo pubblico casalingo.

Lo stesso però non si può dire per i giocatori di livello intermedio, quelli desiderosi di provare Pathfinder…

[…]Leggi di più su www.tomshw.it

Rispondi