Prima di partire con l’ennesima notizia riguardante l’eccessivo uso di microtransazioni spieghiamo che cos’è Roblox. Per chi non lo conoscesse si tratta di un MMO creato e pubblicato dalla Roblox Corporation nel 2006, il titolo, che ricordiamo essere free-to-play (primo campanellino d’allarme), permette ai ragazzi di tutte le età di creare e giocare una quantità enorme di mondi 3D generati dagli utenti permettendo di divertirsi entrando letteralmente nell’immaginario di centinaia di giocatori in tutto il mondo, un po’ come succede con il capolavoro di Dreams rilasciato per PS4 diverso tempo fa. Come capita con tutti i giochi “gratuiti”, nel menù di gioco c’è l’immancabile sezione “negozio” dove è possibile pagare con soldi reali ricevendo così dei bonus importanti. Fatta questa precisazione ora possiamo parlare della notizia che ha scandalizzato recentemente il Regno Unito.

Una bambina avrebbe speso su Roblox circa 5000€ in microtransazioni all’insaputa dei genitori. La bimba, colta in flagrante, avrebbe detto che non sapeva che cosa stava facendo dato che pensava fossero “soldi del Monopoli“. Tutto ciò è avvenuto durante il periodo di lockdown, in queste giornate il padre della ragazzina tale Steve Cumming ha dovuto imparare ad utilizzare la tecnologia e quindi i sistemi di pagamento online, una necessità dovuta anche alla richiesta della figlia per avere degli oggetti in-game, un padre amorevole che ha cercato di accontentare la bambina in un momento di certo non semplice. La ragazzina però ha deciso di sfruttare più di una volta la carta di credito del padre, andando a spendere quindi la bellezza di circa 5000€.

Roblox

Il padre, scoprendo tutti ciò, ha chiesto subito il rimborso agli sviluppatori che hanno capito la situazione ed hanno immediatamente restituito al mittente il denaro, insomma una storia a lieto. Il genitore comunque non si è tutt’ora capacitato che in determinati giochi non ci siano dei limiti di spesa di qualche tipo. Viviamo certo in un periodo in cui le microtransazioni la fanno da padrona, citiamo ovviamente il caso di Star Wars Battlefront 2 o anche la pubblicità ingannevole di NBA 2K20  ad esempio, c’è da dire che non è totalmente colpa dei titoli di questo tipo ma alla disattenzione da parte di un tutore nel dare la propria carta di credito ad una ragazzina di 11 anni, si tratta assolutamente di inesperienza ma non è la prima volta che dei bambini spendono migliaia e migliaia di euro su un determinato titolo. Nel Regno Unito, la Camera dei Lord inglese,  ha recentemente richiesto di classificare le lootbox  come una forma di gioco d’azzardo. Insomma la questione delle microtransazioni e delle casse premio risulta ancora oggi una questione dedicata, vedremo più avanti come verrà (e se verrà) risolta.

Cosa ne pensate di questa notizia? Fateci sapere nei commenti il vostro rapporto con le microtransazioni e le loot box nei giochi. Vi invitiamo infine a seguire le nostre pagine per tutte le novità in ambito videoludico.

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