Luca Guadagnino è tra i firmatari della lettera rivolta alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a sostegno della comunità LGBT+ in Polonia.

Diversi personaggi famosi, tra cui i registi Luca Guadagnino e Pedro Almodóvar, hanno firmato una lettera volta ad esprimere solidarietà nei confronti della comunità LGBT+ in Polonia, a seguito della violazione dei diritti umani portata avanti dal governo.

Risalgono a queste settimane le immagini che ritraggono le brutali aggressioni mosse dalla polizia polacca contro le persone che manifestavano in difesa dei diritti LGBT+. Decine di pacifici dimostranti sono stati attaccati con estrema brutalità e questo non rappresenta che l’apice di ciò che sta succedendo in seguito alle decisioni del neo eletto Presidente Andrzej Duda, il quale ha istituito delle zone “LGBT-free”, oltre a dichiarare di volersi ritirare dalla Convenzione di Istanbul. Insomma, decisioni alquanto discutibili, soprattutto se portate avanti da un membro dell’Unione Europea. UE che ha quindi deciso di rispondere sospendendo una serie di finanziamenti a favore della Polonia.

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Venezia 2019: un sorridente Pedro Almodóvar al photocall

Anche numerose personalità dell’arte internazionale hanno scelto di rispondere a questa violazione dei diritti umani, firmando una lettera di sostegno per la comunità LGBT+ polacca. Tra i firmatari, oltre a Luca Guadagnino e Pedro Almodóvar, troviamo anche l’autore premio Nobel Olga Tokarczuk, la scrittrice Margaret Atwood ed i registi polacchi Agnieszka Holland e Jan Komasa.

La lettera, indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, afferma che l’omofobia in Polonia sta crescendo a causa del governo socialmente conservatore in carica, che sostiene stia usando i gruppi LGBT+ come “capro espiatorio“. La lettera invita quindi l’organizzazione a intervenire e “difendere i valori europei fondamentali” di “uguaglianza, non discriminazione, rispetto per le minoranze“, che si dice siano “palesemente violati in Polonia“.

La lettera, pubblicata sul sito web wyborcza.pl, inizia così: “Noi sottoscritti esprimiamo la nostra indignazione per le repressioni dirette contro la comunità LGBT+ in Polonia. Parliamo in solidarietà con gli attivisti e i loro alleati, che vengono arrestati, brutalizzati e intimiditi. Esprimiamo la nostra grave preoccupazione per il futuro della democrazia in Polonia, un paese con un’ammirevole storia di resistenza al totalitarismo e lotta per la libertà“. Continua poi con il parlare nello specifico delle proteste che hanno portato all’arresto di decine di persone, sottolineando come alcuni gesti, come il “posizionare bandiere arcobaleno su statue“, non rappresentano “né teppismo né provocazioni, come insistono i media gestiti dal governo polacco, ma piuttosto atti di resistenza disperati contro il degradante discorso di odio omofobo“.

In particolare, a provocare indignazione e rabbia è stato l’arresto di Margo, attivista accusata di aver danneggiato il furgone di un attivista omofobo. Il furgone in questione rappresenta uno dei tanti veicoli che sfoggiano affermazioni oltraggiose nelle città della Polonia: messaggi che mettono l’omosessualità al pari della pedofilia e affermano che i gay siano la fonte di malattie ed una minaccia per i bambini. Gli sforzi per fermare questa campagna d’odio ben finanziata con mezzi legali non hanno finora portato a nulla.

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