Non tutti gli incubi hanno bisogno del sangue o della spasmodica ricerca dell’aberrazione più cruenta: anche le paure dell’infanzia possono essere dell’ottimo materiale dell’orrore e Little Nightmares ce lo aveva mostrato sapientemente alla sua uscita, ormai disponibile su PlayStation, Xbox, PC e Nintendo Switch. E non c’è davvero periodo migliore che quello dedicato ad Halloween per calarci nuovamente nell’operato di Tarsier Studios attraverso una demo di Little Nightmares II saggiata in anteprima.

Annunciato alla Gamescom 2019, Little Nightmares II è un graditissimo ritorno di un’idea ben più che valevole, ambientata in un universo che ancora oggi ha davvero tanti, tantissimi misteri da risolvere. Lo stesso team di sviluppo e Bandai Namco hanno dato spazio a voci, sussurri e qualsiasi altra comunicazione dei fan nel loro arrovellarsi su cosa si celi dietro il mondo grottesco visto da Six. Little Nightmares II potrebbe quindi avere le risposte cercate a lungo da trovare insieme o da soli, considerando che questa volta sono ben due i protagonisti del gioco.

È proprio nei panni di Mono, il nuovo personaggio del gioco, che accompagneremo Six in svariati luoghi al momento sconosciuti. Nella nostra visita però abbiamo potuto saggiare un livello particolare, nel bel mezzo della storia, chiamato Ospedale. Su come e perché siamo finiti in un reparto ospedaliero pieno di manichini in costruzioni non ne abbiamo la minima idea, però l’unica via di fuga verso un luogo – forse – migliore è un ascensore da attivare con alcune celle energetiche mancanti. L’obiettivo era quindi quello di farci strada tra i corridoi poco illuminati e trovare le fonti d’energia che ci servivano, non senza alcuni ostacoli dalla letalità più che certa.

In Little Nightmares II si fa della necessità una virtù e difficilmente i piccoli eroi potranno rispondere alle minacce che gli si parano davanti, ma se non è la forza fisica a permettere la loro sopravvivenza sarà l’ingegno del giocatore a difendere Six e Mono, cosa che ci è toccato fare fin dai primi momenti quando una mano in stile Addams ha tentato di ucciderci. In questo inseguimento tra stanze e tavoli d’assemblaggio di un macabro artigiano, è ritornato a splendere il design geniale di Tarsier Studio, il quale utilizza la visuale orizzontale in una prospettiva ricca di occasioni e sfumature.

Molto del lavoro è, come consueto, svolto dal gioco di ombre e luci che in Little Nightmares ha una duplice funzione: da un lato quello di rafforzare l’atmosfera di gioco grazie a un contrasto tematico tra l’innocenza dei protagonisti (i portatori della fonte di luce più comune, la torcia) e la cattiveria di ciò che li circonda (spesso derivante dalle tenebre, come il mostro che ancora avete sotto al letto). Dall’altro quello di generare interazioni significative nel gameplay, e nel caso dell’Ospedale lasciare che i manichini stiano troppo all’ombra potrebbe avere conseguenze… spiacevoli.

Tra le stanze riempite di pazienti apparentemente finti, camminare senza pensare a quello che ci circonda ci è risultato fatale quando abbiamo scoperto che quei manichini non erano affatto inanimati, e che anzi erano pronti a inseguirci se non fossimo stati lì a bloccarli con un fascio di luce. Fa tutto parte dei vari enigmi ambientali che il gioco propone fin dal suo avvio, in Little Nightmares infatti non è tanto la fuga o la sopravvivenza a decretare il flusso del racconto, quanto la capacità di Six e Mono di superare in astuzia i loro assalitori, scandagliando attentamente l’ambiente e facendo utilizzo di ogni singolo oggetto sul terreno. La mole di elementi interattivi, anche solo in questa demo, ben dimostra quanto il game design di Tarsier Studio sia ancora oggi impressionante sotto tanti punti di vista, sebbene qualche volta possa essere fin troppo crudele nei confronti del giocatore.

In Little Nightmares II entra anche in gioco un elemento cooperativo che si vive con l’IA regolata da Six, talmente ben predisposta da pensare che ci sia qualcuno alla sua guida. La cooperazione tra i due arricchisce i livelli e il loro coinvolgimento, sebbene nella nostra demo il tempo trascorso da soli con Mono sia stato maggiore rispetto a quello dedicato al duo completo. E infatti il povero Mono è finito a combattere con cadaveri ambulanti in un reparto d’isolamento, fuggendo tra condotti e sedie a rotelle alla ricerca di una singola batteria. A prescindere dalla compagnia però, ogni singolo secondo sullo schermo è ragionato, esteticamente appagante e valevole di una scenografia tutta sua.

Basta un qualsiasi angolo per meravigliarsi della direzione artistica dietro le idee di Little Nightmares, un qualcosa che onestamente si può provare con pochi titoli tra cui l’ormai intramontabile Inside. L’unico vero spettro che accompagna produzioni del genere è la paura di vederla come un’esperienza corta,…

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