All’Ultrapop Festival si è parlato dell’evoluzione delle serie TV e di quelle che hanno fatto la storia, ma anche di serie tv italiane insieme a BarbieXanax, Andrea Fornasiero e Paolo di Lorenzo.

I Soprano: James Gandolfini ed Edie Falco in una scena della serie

I Soprano: James Gandolfini ed Edie Falco in una scena della serie

All’Ultrapop Festival si è parlato dell’evoluzione delle serie TV, insieme a BarbieXanax, Andrea Fornasiero e Paolo di Lorenzo. L’incontro, ospitato in diretta sul
canale Twitch di Movieplayer, è stato moderato da Antonio Cuomo ed Emanuele Gregori.

La prima domanda, legata al concetto di Peak TV di cui si parla negli Stati Uniti: abbiamo raggiunto l’apice della serialità televisiva? Per BarbieXanax e Andrea Fornasiero ci sono ancora molti margini di cambiamento (“La serialità va a cicli” ha detto Fornasiero, autore televisivo e collaboratore di testate come MyMovies e Film TV), mentre Paolo di Lorenzo si è concentrato sulle implicazioni letterali del termine inglese: “In America si parla di picco, di era della saturazione. Nel 2019 hanno prodotto 532 serie. Per me stiamo toccando la vetta, o forse il fondo, della massima saturazione e della curiosità del pubblico. Molti mi hanno detto che in quarantena hanno recuperato serie che non avevano fatto in tempo a vedere prima.

Il Trono Di Spade Stagione 8 Episodio 6 Finale 1

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Quali sono state, invece, le serie che hanno fatto la storia della tv? Per BarbieXanax ci sono cinque elementi: “I segreti di Twin Peaks, con il delirio nella periferia che fino ad allora era elemento di derisione nelle sitcom. I Soprano, che ha portato il cinema in casa. Lost, anche se non l’ho seguito in diretta. C’è stato il delirio legato allo sciopero degli sceneggiatori [tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, n.d.r.], e poi Il trono di spade.” Anche Fornasiero cita la serie di Lynch, ma poi si spinge un po’ più indietro: “Si tende a far partire l’evoluzione da Hill Street – Giorno e notte e, qualche anno dopo, anche Homicide: Life on the Street, i cui autori sono poi passati a HBO. Quello dei Soprano è stato un successo difficile da replicare, lo stesso autore è praticamente sparito. Poi si è capito che per i grandi numeri si doveva sposare i generi, e così abbiamo avuto il Trono, ma anche The Walking Dead e True Blood.” Di Lorenzo va un po’ controcorrente: “Dallas e Dynasty, perché hanno sdoganato il guilty pleasure in televisione e portato in prima serata la struttura delle soap opera. È la formula che ci ha dato Beverly Hills, 90210, Gossip Girl e Pretty Little Liars. A volte ci si vuole anche solo divertire.” Due aggiunte vengono da Antonio Cuomo: “I Simpson e X-Files, il primo perché ha cambiato l’animazione, il secondo ha sdoganato il genere presso il grande pubblico.

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Si è parlato anche del fenomeno della sovrapproduzione, che porta le piattaforme di streaming a commissionare molti titoli e a cancellarne altrettanti (il più recente è Le terrificanti avventure di Sabrina su Netflix). Il commento di Fornasiero: “È in corso la streaming war, le piattaforme fanno accordi di esclusiva con i grandi nomi, e producono talmente tanto che devono anche cancellare qualcosa. Il problema è che si fanno le serie in fretta, e si nota nella qualità della scrittura. Mi mancano le serie lunghe di qualità, per ora forse solo Succession di HBO è a quei livelli.” Il giornalista si pronuncia anche sulla questione delle stagioni disponibili in blocco, un caposaldo di certe piattaforme che lui però non apprezza più di tanto: “Per me il bingewatching è un aiuto per la cattiva scrittura, perché tanto hai l’episodio successivo subito e non ci pensi troppo. Però il modello settimanale funziona solo per determinate cose oggi, come The Mandalorian, perché per due mesi parli solo di quello e di Baby Yoda. Sarà la stessa cosa con le serie Marvel.

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E per quanto riguarda le serie tv italiane? Risponde per primo Paolo di Lorenzo: “Dieci anni fa serie come Skam Italia e Il Cacciatore sarebbero state inimmaginabili. Ho molto amato Il Miracolo, e apprezzo il fatto che sia rimasta una miniserie, senza continuazione.” Andrea Fornasiero va un po’ oltre la situazione puramente nostrana: “Per me è una tendenza europea, vedi anche la Spagna e la Germania, mentre la Francia per ora è un po’ indietro. Per l’Italia grossa delusione per le produzioni originali Netflix. Anche Sky e Rai hanno prodotto titoli di qualità con richiamo internazionale.” BarbieXanax condivide il disappunto legato alla piattaforma più nota: “Rattristata dalle produzioni italiane di Netflix, forse si rivolgono soprattutto a un pubblico internazionale a cui quel tipo di storia piace.

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