Non è una sorpresa scoprire che online, specie nel gaming, giri una certa tossicità più o meno evidente. Lo abbiamo visto con il recente caso della dipendente brasiliana di Microsoft, fatta allontanare dal suo ruolo a seguito di una vagonata d’odio dagli utenti, così come lo abbiamo visto accadere altre centinaia di volte e in particolar modo con specifiche categorie. Ma c’è un luogo in cui, storicamente, la tossicità è stato un problema lampante fin dal principio, nonostante gli sforzi per nascondere “lo sporco” sotto il tappeto: League of Legends. Il gioco – o meglio, marchio ora come ora – di Riot Games è sempre stato sotto la mira mediatica per comportamenti negativi della sua community o del team di sviluppo, e recentemente è tornato al centro di un acceso dibattito dalla veemenza sorprendente, nato dall’aggiunta nel gioco della nuova campionessa Seraphine: una maga che si ispira senza ombra di dubbio alla corrente pop delle star dell’internet, che siano nate su Twitch o Instagram.

Non a caso è stata introdotta in tandem all’amatissimo gruppo delle K/DA: le idol orientali proprietarie del gioco che sorgono da aspetti per dei campioni pre-esistenti. Seraphine, o Sera, è però un personaggio molto, molto diverso dalla norma del gioco ed è evidente a tutti che sia nata specificamente per accorparsi alle K/DA attraverso una lunga campagna promozionale mirata, il cui culmine è stato rilasciare il campione in questione direttamente con una skin Ultimate che illustra l’ascesa di Seraphine come cantante. Un unicum, insieme alla sua particolare storia anti-Skarner fuori contesto in via di correzione, che ha fatto infuriare i giocatori di League of Legends, creando un coro d’odio verso un campione la cui essenza letterale è fatta di arcobaleni, risate e dolcezza.

Esulandoci dalle giuste critiche verso la backstory manchevole o il kit di abilità fin troppo simile a Sona, l’odio verso Seraphine ha in realtà preso piede ben prima che si conoscessero le sue capacità o la sua storia. È bastato l’aspetto da “streamer girl”, “e-girl” o “social idol” e tutti i selfie postati dalla campagna pubblicitaria ad aizzare un folto gruppo di protesta su Twitter, Facebook e l’immancabile Reddit, composto principalmente da maschi single tra i 21 e i 40 anni, i quali costituiscono almeno l’82% dei giocatori Nord Americani del titolo. Vi sorprende? Non dovrebbe, sono dati acclarati e recentemente riconfermati perfino da un sondaggio amatoriale di Reddit, il quale inoltre sottolinea che, tra i partecipanti, almeno il 79% è stato insultato in una partita, giusto per confermare che non c’è davvero spazio per arcobaleni e frasi d’incoraggiamento in un match.

Ma torneremo su questo elemento poco più avanti, per ora ci interessa sapere che Seraphine, un campione principalmente improntato a mostrare una normalissima figura femminile non sessualizzata nel design (come le altre appartenenti alle K/DA) , è stata contrastata per lo più da adulti single del sesso opposto, minacciati nella loro virilità composta da fantasie di potere puro come ci racconta il ben voluto Yone, samurai demoniaco dall’aspetto truce ben visto dalla base demografica del gioco. E come non potrebbe: è la lunghezza della spada a essere il fattore determinante, giusto?

La strategia per presentare Seraphine era, in teoria, molto semplice: aprire un profilo Twitter finto dall’estro di qualsiasi influencer che illustrasse la routine del personaggio attraverso delle foto “amatoriali”, con l’obiettivo di farla arrivare al palco delle K/DA. Qualcosa ha funzionato bene, tra i retweet di artwork innocenti tipici di una ragazza dall’animo dolce e casto, fino ai tweet dove rispondeva ai fan un po’ più entusiasti. Altro invece non è stato proprio azzeccato, come i tweet che utilizzavano un linguaggio vicino a quello di chi soffre di malattie mentali o ha bisogno di un supporto ben più concreto di quelli di anonimi online, fino ad arrivare una costruzione un pelo esagerata dell’intero profilo, che ricordiamo essere un unicum nella storia del gioco.

Però, al netto del positivo e del negativo, Seraphine ha avvicinato molto quella piccola fetta demografica delle quote rosa più giovani o di chi cerca una maggiore rappresentanza estetica, le stesse che magari giocano online e si ritrovano in partite dove vengono insultate solo perché femmine. Un qualcosa che avviene più che spesso nei lidi di League of Legends, dove anche la scena competitiva è ormai male-centered. Nessun campione, se non poche selezioni, si appella a quelle che sono le corde tematiche di una ragazza adolescente media di oggi, e alla fine Seraphine non è certo una vanitosa in cerca di like facili: ha il sogno di cantare, sfondare in una band e diffondere i propri messaggi positivi. Stucchevole, forse, ma lontano…

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