Oggi come oggi, videogiocare insieme non è un qualcosa da dare così per scontato. Abbiamo tanti titoli multiplayer, MMORPG, produzioni per telefono che ci connettono a ogni ora del giorno e tanti altri mezzi in grado di unirci come non mai. Ma per quanto tutto questo esista e faccia parte della vita di tutti i giorni, difficilmente si può parlare di vera cooperazione nella maggior parte dei casi. Tra chi preferisce stare da solo e chi si mette in squadra giusto il tempo per fare una partita al volo con degli sconosciuti, si è un po’ persa quella sensazione di quando si andava a casa di un amico e si impugnava il secondo controller (rigorosamente difettoso e pure scarico) per stare insieme davanti a titoli con cooperativa locale. Anzi, torniamo ancora più indietro e ricordiamo quando in sala giochi si stava faccia a faccia e si abbattevano boss di Metal Slug o si superavano livelli di Time Crisis.

Oggi giocare insieme ha assunto una connotazione molto diversa e fluida, eccetto per un singolo sviluppatore che crede che quella esperienza, la stessa della sala giochi o del divano scassato del vostro amico, sia uno dei più grandi piaceri del videogiocare: Josef Fares di Hazelight. Creatore di Brothers: A Tale of two Sons (quest’ultimo con Starbreeze) e A Way Out, personalità eccentrica amichevole come non mai e genio assoluto del gameplay, è genuinamente convinto che videogiocare significhi aggregazione, vivere un’esperienza comune e lasciare che essa diventi un ricordo capace di rinsaldare il legame con i nostri amici, partner e, perché no, anche genitori. Parole che ci ha ribadito personalmente, con il suo classico savoir-faire, presentandoci il nuovo It Takes Two in uscita il 26 marzo 2021 sulle principali piattaforme casalinghe, esclusa Nintendo Switch.

It Takes Two

Collaborazione artigianale

Già dal nome è piuttosto evidente che ancora più di A Way Out, It Takes Two è un videogioco nato per mostrare la assoluta gioia di giocare insieme a qualcuno. Vestendo i panni di una coppia divorziata trasformata in due bamboline dal desiderio della figlia di vederli ancora insieme, i due protagonisti diventano elementi di gameplay assoluti dove ognuna delle due parti dovrà collaborare con l’altra per riuscire a superare i livelli. Per quanto ci siano parti di competizione molto leggere, ciò che Fares vuole fare è mettere alla prova la coordinazione tra voi e chiunque vi accompagnerà. E su questo è stato molto chiaro: bisogna parlare, interagire, coordinarsi e divertirsi senza sosta in livelli sempre diversi con meccaniche uniche e in grado di testare il legame tra i due giocatori, esattamente come è messo alla prova quello dei due coniugi sul punto di rottura.

Più che rigiocabilità (e mi raccomando non nominatela davanti a lui) e altri parametri insensati dell’industria regolare, Fares ci tiene a creare un mondo super interattivo e divertente, capace di sorprendervi a ogni angolo e raccontare una storia inaspettatamente intima pur mantenendo un humor marcato, donato principalmente dal libro motivazionale senziente Dr Hakim a cui Fares stesso ha prestato le gestualità (e la voce seppur non sua è incredibilmente simile). Per gli amanti del cinema e chi ha avuto un’infanzia decente, potremo paragonare It Takes Two di Fares a una sorta di “Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi” all’inverso, dove sono i genitori i protagonisti che vivono una sventura comica al cui fine c’è una morale importante.

Al momento però Hazelight ed Electronic Arts ci hanno permesso di vivere solamente i primi due livelli di It Takes Two, giocati da chi vi scrive in cooperativa locale (ma ovviamente It Takes Two può essere eseguito anche in cooperativa online e ogni acquisto vi garantirà un Friend Pass per invitare chiunque vogliate come accompagnatore). E ci sono bastati questi due livelli per innamorarci perdutamente del progetto, perché è evidente perfino dai filmati quanta cura e passione ci sia in It Takes Two. Se siete qui alla ricerca di un motivo per cui dovreste prendere il gioco, potete anche fermarvi qui ed effettuare il pre-ordine: l’esperienza che andrete a giocare non vi lascerà delusi, specie perché se i primi due livelli sono così geniali possiamo solo immaginare cosa riserveranno le 12/13 ore che a detta di Fares servono per completare il gioco.

Una delle domande che potreste porvi a questo punto, specie per chi vive con coinquilini o partner, è la classica: “It Takes Two è adatto a chi non videogioca molto?” La risposta è assolutamente sì, ammesso che come il sottoscritto vi armiate di la doverosa pazienza verso i giocatori o le giocatrici che non hanno molta dimestichezza con i tasti del controller e l’utilizzo delle levette analogiche. Ma It Takes Two ha checkpoint praticamente ovunque, siete anche sostanzialmente immortali e quindi le barriere che precludono il divertimento verso gli inesperti sono quasi del tutto azzerate. Anzi, riteniamo che It Takes Two possa addirittura essere un buon modo per mostrare quanto sia facile eseguire movimenti complessi e la soddisfazione che si ottiene superando un livello particolarmente ostico. Facciamo un esempio concreto, giusto per rimanere nel pratico.

It Takes Two

Il primo livello che si affronta è legato a un capanno degli attrezzi dove il vecchio aspirapolvere lasciato a marcire in uno scatolone ha deciso di volersi vendicare, disseminando il posto con tanti tubi che aspirano e eiettano aria. Ai giocatori in questo caso è richiesto di utilizzare i getti per superare dei puzzle ambientali ben congeniati, tutti ruotanti attorno all’azione collaborativa tra i due pupazzi. Qui la difficoltà è molto bassa in termini di meccaniche da osservare (vi basterà infatti entrare e uscire dai tubi) ma tutta la prima sezione serve a farvi familiarizzare con i controlli e misurare la vostra reattività, oltre che ad aggiustare la…

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