Loot box, gatcha, spacchettamenti o qualsiasi altro termine preferiate. Non importa quale sia la parola con la quale siete più a vostro agio, la sostanza rimane la stessa: spendi dei soldi, ricevi in modo casuale uno o più oggetti in-game, ti lamenti per non aver ottenuto quello che volevi o, meno spesso, gioisci per la rarità trovata. Non è ovviamente un argomento nuovo, ma in questi ultimi giorni si è tornato a parlare delle loot box a causa di Genshin Impact. Il free to play di miHoYo è infatti stato bandito in Belgio. Di tale situazione abbiamo però già parlato. Quest’oggi vogliamo parlare del fatto che, pur “odiando” le loot box, il pubblico d’oggi fallisce nel capire il vero nocciolo della questione. Il gatcha è infatti solo un sintomo di un problema più grande. Pronti a capire perché?

Genshin Impact non ha inventato le loot box

Come detto, non si tratta di un argomento nuovo. Le loot box sono un compagno fedele dei videogiocatori da molti anni a questa parte e Genshin Impact non fa nulla di diverso rispetto ad altri titoli simili. Anzi, potremmo anche affermare che in termini di Wish (questo il nome del gatcha del free to play cinese) non vi è una esagerata necessità di investire denaro, se non si vuole. Genshin Impact è però solo un esempio di una questione più ampia. Partiamo dal principio.

Genshin Impact

Come sono nate le loot box? Senza fare una lunga e noiosa disamina della loro storia, possiamo semplicemente affermare che si tratta di un modo alternativo per guadagnare denaro (aggiuntivo, nel caso di giochi venduti comunque a prezzo premium) nato da due fattori:

  • l’opportunità di vendita data dal digitale
  • la necessità di monetizzare il più possibile

Il mercato ha infatti bloccato il prezzo dei videogiochi negli ultimi 10-15 anni, pur vedendo un continuo aumento dei costi di produzione. Ecco allora che diventano popolari le loot box, ma ancora prima i season pass, e in primis le mille edizioni speciali dal costo maggiorato e spesso non giustificato dal reale contenuto, soprattutto nelle versioni digitali. Abbiamo però già discusso dei costi di sviluppo (e del perché 80€ siano un prezzo giusto per un videogioco) e non vogliamo entrare ancora una volta nell’argomento.

Ignorando il quando e il perché, potremmo commentare il sistema delle loot box con un semplice “se non vuoi spendere soldi, non farlo; se il gioco con gatcha non ti piace, non giocarci”: dopotutto non mancano proposte alternative nel mercato e nessuno ci obbliga a vivere di microtransazioni. Il problema è però diverso ed è qui che entra in gioco la legge e, nel nostro esempio specifico dedicato a Genshin Impact, il Belgio. Le loot box, infatti, sono considerate dal governo belga alla stregua del gioco d’azzardo. Di più, gioco d’azzardo all’interno di un prodotto rivolto (totalmente o parzialmente che sia) ai giovanissimi.

Loot Box

Loot box e minorenni: un problema molto complesso

Complesso. Non c’è altro modo per definire il problema delle loot box. Ancora una volta, evitiamo di immergerci in anni e anni di diatribe legislative nate sul suolo europeo e andiamo dritti al sodo. Prima di tutto è necessario capire cos’è “gioco d’azzardo” e in che modo tale concetto si applichi a Genshin Impact in Belgio.

Ogni stato ha infatti una propria definizione, ma nel complesso possiamo semplificare il discorso elencando tre elementi:

  • Per partecipare è necessario investire denaro o un oggetto di valore economico (ad esempio, una valuta in-game digitale acquistata con soldi reali)
  • Il risultato dell’attività è parzialmente o totalmente legato al caso
  • Il premio finale deve essere denaro o un oggetto con un valore economico, ovvero rivendibile legalmente

Sono certo che abbiate già colto il punto. Le comuni loot box non rilasciano un premio rivendibile per denaro, ma un oggetto digitale bloccato all’interno del gioco che lo ha generato. La conclusione è che, nella maggior parte degli Stati europei, le loot box non sono gioco d’azzardo. Non essendo gioco d’azzardo, le loot box rientrano sotto legislazioni più generiche sui contratti e sulla protezione del consumatore.

L’acquisto di una loot box è quindi un semplice contratto. I maggiorenni (dai diciotto anni in su in tutti i Paesi membri dell’UE) hanno la capacità legale di partecipare a tale contratto. I minori di diciotto, invece, non possono entrare in un contratto in modo indipendente, con dovute eccezioni: spese per beni di prima necessità (come cibo e acqua) e spese di piccola entità (UNICEF Youth Policy Labs, 2016). L’acquisto indipendente da parte di un minore di una loot box è quindi legale fino a quando si parla di pochi euro e non vi sono molteplici transazioni in un breve periodo di tempo. In caso contrario, è necessario il consenso di un genitore/tutore: badate bene, anche solo inserire i dettagli della carta di credito nell’account al quale il minore ha accesso è considerato…

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