Fallen Legion è un nome davvero particolare e qualcuno di voi potrebbe ricordarsene più o meno bene. Per chi non lo conoscesse però, la serie di YummyYummyTummy è composta da JRPG sperimentali dove i combattimenti avvengono tramite la pressione di alcuni tasti corrispondenti ai diversi eroi del party. Lo stile ad acquerello e il tratto orientale molto fantasy hanno catturato un pubblico molto vicino alle opere di Vanillaware e Valkyrie Profile, quest’ultimo accomunato più per l’impostazione orizzontale e per le meccaniche che per il vero e proprio stile. Tuttavia la serie ha sempre avuto particolare difficoltà a raggiungere il successo delle produzioni menzionate, soprattutto per via di una brevità abbastanza evidente e un ritmo di gameplay non sempre azzeccato.

Adesso però il team di sviluppo ha voluto cambiare le carte in tavola e provare una nuova ambientazione, insieme a una narrativa più solida e tutta una serie di modifiche volte ad aumentare la longevità del gioco. Fallen Legion: Revenant, di prossima uscita su PlayStation 4 (quindi retrocompatibile per chi ha PlayStation 5) e Nintendo Switch, è un racconto gotico vissuto da due prospettive e dai finali multipli. Per raggiungere uno dei primi finali ci abbiamo messo circa 20-25 ore andando spediti, sebbene il gioco presenti davvero tanti sistemi secondari e una rigiocabilità dovuta alle sue diverse conclusioni, perciò il tempo può davvero variare in base a quelle che saranno le vostre scelte di trama e di gameplay. Purtroppo però, difficilmente vi piaceranno le ore in compagnia di questo mondo tetro.

Intrighi a corte

Fallen Legion: Revenant parte da una premessa di una terra distrutta piena zeppa di mostri e con un unico Eden, si fa per dire, in un castello volante. Purtroppo però quello che è un ritrovo di nobili e uomini di potere è ben presto rivelato come una sorta di prigione per i ricchi sotto il giogo di un potere malvagio. Un inferno in cielo e in terra in senso letterale, contro il quale lottano i due protagonisti del gioco Lucien e Rowena: il primo un nobile che cerca la libertà e il controllo, l’altra una strega in grado di comandare una legione di spiriti e vogliosa di ribellarsi contro quel castello per trovare il figlio perduto. In stile Fallen Legion, questi saranno gli eroi che controllerete in prima persona per le parti di gioco su cui si struttura il tutto: ovvero Lucien per gli intrighi all’interno di Welkin (il castello fluttuante) e Rowena per le battaglie al fronte.

Dovrete decidere in fretta in molte delle situazioni.
Fallen Legion Revenants

L’idea di base è quindi quella di permettere al giocatore godersi il meglio dei due mondi interconnettendo la narrazione più ruolistica della corte/prigione e portando poi eventuali scelte dettate da Lucien sul cammino orizzontale degli scontri JRPG di Rowena, la quale non ha quindi alcun tipo di potere all’interno di Welkin se non quello di interfacciarsi con Lucien. Sulla carta questa è una combinazione abbastanza vincente e ricorda, appunto, quanto Vanillaware fa per fondere una forte narrativa con il gameplay dei capitoli. Certo, nessuno si aspettava il livello dello studio targato Atlus essendo YummyYummyTummy più nel lato indipendente delle produzioni (sebbene ci sia NIS America dietro), ma Fallen Legion: Revenants semplicemente non convince, anzi.

Partiamo dal combattimento, che è la base della vostra azione come giocatori per la maggior parte del tempo. In battaglia controllerete una legione di Revenants: guerrieri di diversa entità e ispirazione, alcuni più fantasy e altri più europei con tanto di moschetto. Ce ne sono davvero tantissimi, e questo è un punto a favore di Fallen Legion: Revenant se si guarda alla quantità come fattore determinante, e sebbene siano caratterizzati abbastanza originalmente nessuno di essi alla fine riesce a spiccare come dovrebbe, colpa di un sistema di battaglia confuso, lento e ricco di artefici inutili. Ogni personaggio è affidato a un tasto del vostro controller e ognuno di loro, come in passato, può eseguire attacchi una volta atteso il caricamento della barra preposta. Una volta ottenuto un party completo e potenziato un minimo l’attesa si fa via via più corta, ma allo stesso tempo rimane la sensazione di star lottando più contro i limiti del gioco stesso che contro i nemici, specie se quest’ultimi sono delle spugne di danno pazzesche. Anche per abbattere i nemici più innocui e lenti impiegherete una buona fetta del vostro tempo, sempre che non decidiate di grindare un po’ di livelli per ottenere un equipaggiamento potenziato al massimo, cosa che andrebbe bene per affrontare un Boss ostico ma non per rendere il titolo più scorrevole.

Sì, quei nemici vi porteranno via almeno 10-15 minuti
Fallen Legion Revenants

Come se non bastasse, ogni personaggio – anche qui come da tradizione – può utilizzare delle abilità accumulando dei punti e tenendo premuto il tasto dorsale più quello dell’eroe che compirà l’azione. Altro meccanismo che in teoria dovrebbe funzionare bene ma che sulla carta rallenta ancora di più il combattimento e vi costringe ad aspettare nella confusione di dover attaccare per accumulare punti, parare rapidamente per rimandare in dietro i colpi (e con precisione accuratissima), spostare le vostre unità sul campo di battaglia e mirare alla zona dove si sono posizionati i nemici. Insomma, un bel casino confusionario che rende ogni singolo livello frustrante, affatto godibile e più lungo di quanto dovrebbe essere. Ah sì, c’è anche una funzione di “break” dell’armatura prima di poter far danni ingenti, non ci facciamo mancare davvero niente.

Se sul campo di battaglia la ricchezza di elementi è il vero nemico finale di Fallen Legion: Revenant, sul versante di Lucien la situazione non migliora affatto e questa volta per problemi tecnici da noi riscontrati al momento della nostra prova. Tutto quello che deve fare Lucien è parlare con le persone,…

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