Poco più di un anno e mezzo fa Dry Drowning aveva esordito raccogliendo buoni consensi da parte della critica e del pubblico, offrendo una visual novel tutta italiana in grado di mettere in piedi un’avventura investigativa dal sapore distopico e dalla resa grafica molto atipica. In questo febbraio scarno di novità, il publisher di Dry Drowning ne ha annunciato il porting su Nintendo Switch, permettendoci di far rivivere l’avventura di Mordred Foley in quella che è la console che forse meglio può portare a esprimersi il lavoro di Studio V.

La distopia di Nova Polemos

La storia realizzata dal team di sviluppo fondato nel 2016 e che con Dry Drowning ha esordito sul mercato indipendente dei videogiochi è ambientata nel 2066. Nova Polemos è una città che guarda al futuro, ma che nel frattempo prova a viverlo, quel futuro. Tra tecnologie all’avanguardia e un mondo che si è votato totalmente a un modo di vivere concettualmente avanti, a creare la dicotomia all’interno di una distopia raggelante sono gli atteggiamenti degli abitanti. Tra menzogne e scarsa moralità, tutti gli abitanti di Nova Polemos rivestono gli abiti del raggiro e del sotterfugio, entrambi con l’obiettivo di avere un vantaggio sul prossimo.

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Protagonista indiscusso della nostra storia è Mordred Foley, un investigatore privato che come i migliori del suo ruolo si ritrova a essere caduto in disgrazia. A condizionare il suo presente è una torbida vicenda che lo ha visto al centro di uno scandalo che in città non può essere cancellato dalle menti degli abitanti: un suo errore aveva portato alla sedia elettrica due innocenti, sbagliando totalmente l’obiettivo delle sue indagini. Quello che interessa a Foley, al momento, è che il suo futuro non sia più condizionato da questa vicenda. Riabilitarsi agli occhi non solo del pubblico, ma anche degli abitanti, è la sua priorità. Affiancato, quindi, da Hera Kairis, la sua assistente, Mordred cerca il riscatto che lo porterà a una nuova vita: a dargliene l’occasione è proprio Dry Drowning, che nel suo intessere delle trame oscure e nel mettere in piedi un evento scatenante che dà a Foley l’occasione di agire, stende un tappeto su Nova Polemos e la trasforma in un regno che deve presto scacciare l’ennesimo caso di omicidio che rischia di incolpare un povero innocente.

Il porting che conferma la regola

Dry Drowning, accompagnato da un suadente doppiaggio in inglese che renderà ancora più immersiva l’esperienza, arriva sottotitolato in italiano, con la possibilità di scegliere anche la lingua inglese, cinese e giapponese: un occhio importante al mercato asiatico, dove le produzioni indipendenti italiane hanno dimostrato di sapersi distinguere. Avere i sottotitoli in italiano non solo dimostra una scelta patriottica da parte del team di sviluppo, ma sottolinea anche la conoscenza dei propri vicini da parte del publisher: d’altronde una visual novel di questa portata, che ha alla base di tutto la lettura e l’interpretazione del testo, non poteva non essere offerta esclusivamente in inglese nel nostro Paese.

Con 150 ramificazioni a nostra disposizione e con tre diversi finali che potremo andare a costruire seguendo quelle che saranno le nostre scelte, Dry Drowning su Switch si presenta in maniera ottimale, scevro dalla necessità di rimanere dinanzi a uno schermo molto più ampio, quale quello della PlayStation 4 o anche del vostro PC, a leggere vicende e dialoghi che riguardano Foley. La portatilità della Switch, in questo campo, la fa sicuramente da padrona.

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Non è cambiata la struttura, pertanto se avete avuto modo di approcciare Dry Drowning nella sua versione per console a metà del 2019 sappiate che non vi troverete dinanzi a un nuovo titolo: non si parla di reboot, né di remake, bensì di un porting che permetterà a tutti i giocatori che non lo hanno giocato all’epoca di lanciarsi in un’esperienza scritta in maniera illuminata e a vivere una storia fatta di intrighi e di misteri. La presenza dei bivi narrativi, come potete immaginare, va a impreziosire il lavoro di scrittura svolto per Dry Drowning: parliamo d’altronde di avventura grafica, ma siamo lontani da quel concetto che era figlio delle produzioni degli anni ’80, in cui volenti o nolenti si arrivava al medesimo finale e attraverso lo stesso percorso. Da tempo il genere è stato svecchiato e si è arrivati ad avventure che riescono ad avere delle variazioni in base al vostro comportamento e alle vostre scelte: non si tratta di azioni, in Dry Drowning, bensì di narrazioni diverse. L’interazione infatti è molto ridotta all’osso, il che rimanda tutte le azioni da svolgere ai dialoghi o a delle schermate fisse che vi permettono di interagire con diversi soggetti.

Imperfezioni di passaggio

Quello che ci sentiamo di segnalare su questo porting, trasferendoci in un’analisi molto più tecnica ma non per questo meno ludica, è l’assenza del supporto al touch screen della console. L’elemento potrebbe non sembrare essenziale, ma in fase di indagine avrebbe potuto sostituire perfettamente il cursore del mouse, soprattutto perché in fase portatile avrebbe agevolato di gran lunga la nostra azione. Tra l’altro in alcuni casi abbiamo notato delle imperfezioni dal punto di vista dell’interfaccia grafica, con alcune parole che venivano tranciate dallo schermo della Switch.

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Sotto questo aspetto, però, si salvano i puzzle che Studio V aveva già proposto ai tempi della prima versione di Dry Drowning: tra la ricostruzione di un segnale radio e la sua provenienza fino all’identificazione di un ordine esatto di oggetti con i quali interagire, il tutto è stato riprodotto fedelmente alla versione per PlayStation 4 e PC. Dinanzi, quindi, a una costruzione dell’intero universo molto minuziosa e supportata da una sceneggiatura che porta sulle spalle un quantitativo di elementi da far girare la testa alla maggior parte dei narratori,…

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