Il noto autore videoludico, Chris Avellone, ha finalmente rotto il proprio silenzio, un anno dopo le terribili accuse di molestie sessuali che gli erano state lanciate su Twitter e che gli sono costati la carriera.

Non solo Avellone è tornato sui social e sul proprio blog con un lungo post che spiega il suo punto di vista, ma ha anche svelato l’intenzione di denunciare due delle accusatrici, Karissa Barrows e Kelly Bristol, per diffamazione.

Per chi non conoscesse la situazione, l’anno scorso la Barrows sostenne di esser stata molestata sessualmente da Avellone nel 2012, durante l’evento Dragon Con. La Bristol sostenne la stessa cosa, ma Avellone non ricordava nemmeno di averla mai incontrata.

L’accusa di entrambe le donne, resa ancora più intensa dalle successive testimonianze di altre persone, è partita da Twitter e non ha mai raggiunto un tribunale o la polizia.

Nonostante questo, ciò è stato sufficiente per togliere ad Avellone i lavori di cui si stava occupando, come la scrittura di storia e missioni per Dying Light 2 e per Vampire The Masquerade Bloodlines 2, rendendolo a tutti gli effetti un caso di “cancel culture”.

Ora, dopo un anno di silenzio, l’autore è tornato alla carica, svelando che questo tempo fuori dai riflettori è stato speso alla ricerca di prove della sua innocenza:

Una lunga lista di prove digitali e testimonianze sono state raccolte nell’ultimo anno. Con queste in mano, ho firmato una denuncia formale la scorsa settimana, non per zittire Karissa e Kelly, ma per incoraggiarle a dire di più.“.

Avellone ha inoltre speso qualche parola sulla sua “cancellazione” e di quello che significa nella società moderna:

Questa parte vi sorprenderà. Non ho combattuto contro questo. Non puoi. La cancel culture è quella che è, le compagnie non possono combatterla, altrimenti vengono attaccate a loro volta. Le compagnie non possono nemmeno chiedere del tempo per indagare sulla situazione, senza il sospetto di essere complici e di non credere alle accuse, per quanto infondate possano essere, perché basta un minimo rinvio o l’intenzione di saperne di più per essere giudicati e cancellati a loro volta. E nessuno vuole essere cancellato, anche se ciò significa voltare le spalle a chi viene colpito, anche se si tratta di una persona con cui hai lavorato per anni. Sappiate comunque che, anche se dico questo, non ho alcun risentimento nei confronti di Techland. Mi considero ancora fortunato nell’essere durato più di altri scrittori per Dying Light 2 (ce n’erano tanti e alcuni non sono mai riuscito ad incontrarli), anche se dubito che il mio contributo nel gioco sia ancora presente e mi va bene così. Ammetto comunque che entrambe le loro dichiarazioni, specialmente quella di Gato Salvaje (The Waylanders), sono state dolorose da leggere.“.

Il lungo post di Avellone, che vi invitiamo a leggere sul suo sito ufficiale, contiene anche un’accusa alla stampa:

Ci sono parti di questa storia, che non sono state riportate dalla stampa, che erano facili da sfatare con poca ricerca. Nessun giornalista ha fatto ricerche del genere, anche solo per delle conferme base. Ad esempio, una donna, Christy Dena, disse di aver speso una notte insieme a me nel 2013, quando in realtà, non mi trovavo nemmeno nello stesso continente.“.

Ad essere onesti, la stampa videoludica non deve controllare i ‘fatti’, tutto quello che fanno è riportare che qualcuno ha detto qualcosa, usare il condizionale ed ecco la storia. Ed è quello che hanno fatto, e le visualizzazioni sono arrivate. Nel momento in cui scrivono ‘report’ o qualcosa del genere, ottiene la stessa validità di una notizia ricercata e certificata, cosa che nessuna testata ha mai fatto, per quanto ne sappia.“.

Il caso Avellone ha generato grande stupore e perplessità nel mondo videoludico e molti fan dei suoi lavori sono rimasti, ovviamente, spiazzati dalle accuse.

Ad oggi, c’è ancora chi difende l’autore e chi invece sostiene le parole delle accusatrici. Ora che Avellone porterà ufficialmente il caso in tribunale, sarà finalmente possibile scoprire la verità.

Non sappiamo come andrà a finire ma, nel caso l’autore si rivelasse innocente, niente potrà restituirgli l’anno di lavoro perduto per un’accusa infondata.

Fonte: Forbes

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