Quando un noir è fatto bene lo sai fin dalle prime righe, dalle prime parole sulla carta. Non è l’autore (sebbene nomi come Ellroy siano un’indicazione più che sufficiente) a darti un’idea della qualità di quello che troverai, è più che altro la presentazione a tirarti dentro in quella luce soffusa dal tono lento, affannato, privo di speranza. Nei videogiochi ci è successo con L.A. Noire, lo abbiamo sperimentato più recentemente con Night Call e adesso è la volta di una nuova svolta dannatamente sorprendente: Chicken Police.

Se ci avessero detto di un noir con degli animali avremmo trovato la cosa divertente più che thriller. Magari una parodia degli stereotipi del genere, una rivisitazione meno brutale di This is the Police, un Aviary Attorney in bianco e nero. E invece il lavoro di The Wild Gentlemen è, e ci sbottiamo subito, uno dei migliori noir videoludici esistenti per forma, contenuto e creatività. Difficilmente chi vi scrive affermerebbe una cosa del genere, amante del filone da tanto tempo e provvisto di una folta sezione noir nella propria casa. Eppure è un giudizio che ci sentiamo di dare senza alcuna riserva, soprattutto nel tentativo di incuriosirvi fin da subito con quella che è l’essenza di Chicken Police.

Partiamo però dal principio, del resto non potrebbe essere altrimenti se mancasse una sorta di prologo narrato in terza persona. Un poliziotto famoso ritirato dopo un caso controverso, diventato un investigatore privato ma non sommerso da così tanti debiti come tutti i detective rovinati a cui siamo abituati. La vita non è stata comunque gentile con Santino, o Sonny per i pochi che lo considerano un amico: parte del famoso duo Chicken Police, sciolto dopo un caso controverso e spariti dalle luci della ribalta dopo essere diventati addirittura i protagonisti di una serie bestseller. Ma la fama, si sa, nei noir dura il tempo di spiegare al lettore quanto si sia rovinata e Santino ci descrive la sua caduta dall’interno della sua vecchia macchina, mentre i lampioni formano una lunga scia bianca in una città vuota di colori, ormai ottenebrata da una notte sempre più lunga agli occhi dell’ex poliziotto.

Quando però arriva nel suo studio, a seguito di una strana richiesta d’incontro, Santino capirà che forse il suo passato è ancora lontano dall’essere dimenticato da un bicchiere di Bourbon. L’incontro con una affascinante segretaria dalle fattezze di daino è il primo momento in cui Chicken Police diventa estremamente reale agli occhi del giocatore. Se nel prologo – e in molte altre scene – si utilizzano modelli reali di città riprese effettivamente dal vivo, così come i vari corpi che accompagnano le teste da fauna, osservare polli, gatti, istrici e qualsiasi altro animale comune è un impatto strano per chi non ha mai avuto modo di osservare il prodotto.

Il primo impulso è riderne dato che comunque parliamo di un gallo ruspante che indossa un trench, eppure è una sensazione che durerà davvero poco nel gioco. Appena sentirete il primo dialogo e svolgerete l’interrogatorio alla vostra ospite, l’immagine di Chicken Police si ribalterà completamente e inizierà a tingersi di un nero profondo, senza però scordarsi un umorismo tagliante ormai stanco della vita mondana.

Parte dell’effetto voluto è costituito dal cardine maggiore di Chicken Police: il doppiaggio magistrale di ogni singolo personaggio. Difficilmente si può trovare, specie negli studi indipendenti, una performance così azzeccata e sentita, eppure i professionisti alla mano di The Wild Gentlemen hanno regalato un lavoro eccezionale in ogni singolo scambio del gioco, perfino nelle tante missioni secondarie che “esulano” dal caso principale. Il tutto senza sacrificare assolutamente nulla in qualsiasi altro ambito, visto che la colonna sonora è degna di un album jazz di tutto rispetto e lo stile grafico è eccezionale.

Soprattutto l’idea di sfruttare un realismo preponderante ha giocato a favore della visione artistica del gioco, la quale è riuscita a creare un effetto “fotomontaggio” davvero impercepibile, così tanto coinvolgente che a un certo punto non potevamo non ripensare a icone famose come Miles Davis nella loro controparte di Chicken Police. La cura nei dettagli e nella fluidità dei menù, ambienti e navigazione generale ha permesso al titolo di non dare mai l’effetto di essere davanti a un’immagine statica lavorata con Photoshop, dimostrando una cura nei dettagli talmente maniacale da desiderare che tutti i noir più famosi ricevessero il trattamento alla Wild Gentlemen. Un po’ stona quello stile da “scritto a mano” dei vari menù, utile a livello narrativo ma incredibilmente scomodo di fronte a un’estetica minimale e scura di tutto il resto. Non che sia un difetto così inficiante nella qualità, tuttavia è forse l’unico neo per Chicken Police.

Non vogliamo davvero dirvi troppo sulla storia,…

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