Da ieri è possibile scaricare l’app di Bending Spoons per il contact tracing, ancora in fase sperimentale in quattro regioni.

L’applicazione non sarà attiva pero’ fino a lunedì 8 e coinvolgerà per prime Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. La fase sperimentale avrà durata non ancora definita ma si parla di una settimana.

L’utilizzo di Immuni è semplice e limitato a poche operazioni, per cui viene data la possibilità all’app di utilizzare il Bluetooth. Il suo utilizzo pero’ richiede alcune precondizioni che rischiano di lasciare fuori una grande fetta di device nemmeno troppo obsoleti.

Infatti è necessario che il device rispetti le seguenti caratteristiche: iOs, pari o superiore alla versione 13.5, e Android ,pari o superiore alla 6 (Marshmallow, API 23). E che quindi abbia installato l’ultimo aggiornamento che permette l’esposizione delle notifiche di esposizione al virus tramite BT.

Immuni non è ancora ricercabile dagli store ma è disponibile agli url diretti che trovate di seguito. Si consiglia se si vuole partecipare al programma, di non installare la app da fonti diverse dagli store ufficiali, in quanto si segnalano in rete numerose presenze di app scam con lo stesso nome.

IMMUNI – ANDROID e IMMUNI – IOS

Di seguito vi mostriamo qualche schermata di Immuni e delle brevi info che richiede per funzionare correttamente come la regione di appartenenza,l’informativa della privacy e di attivare il BT

immuni-privacy

Come funziona Immuni

Immuni scambia messaggi (codici casuali generati dallo smartphone) tramite BT tra tutti i cellulari in cui vi è l’app installata (e quindi che si trovano a breve distanza tra loro). Se uno degli utilizzatori dovesse essere positivo al virus, può segnalarlo sull’app, che avvisa tutte le persone con cui è arrivato in contatto. Contestualmente ed in maniera periodica viene effettuata una verifica dei codici in ricerca dei positivi per avvisare rapidamente il proprietario dello smartphone. Il funzionamento è sottinteso al fatto che l’app giri in background e che il BT sia attivo.

Battery saving problematico nei dispositivi provenienti dalla Cina.

A leggere dalle recensioni provenienti dal Play Store di Google a quanto pare vi è un problema con i device cinesi che storicamente applicano delle politiche aggressive quanto le app girano in background.

 

Immagine

A quanto pare infatti, su Huawei, la politica di battery saving impedisce il collegamento al bt dell’app rendendola di fatto inutile ai fini del tracciamento, inoltre pur settando correttamente le esclusioni dalle politiche di ottimizzazione della batteria, l’app non sembra comunque riattivarsi correttamente. Non ci aspettavamo degli errori così grossolani da un’app fortemente voluta dal governo e per cui Bending Spoons ha superato la concorrenza di altri sviluppatori forte anche del capitale umano dell’azienda. A quanto pare i possessori del secondo produttore e quasi sicuramente anche il terzo, per numero di device venduti in Italia, non potranno utilizzare l’app per il contact tracing.

Le perplessità sul Immuni

Errori tecnici a parte, sono sorti i soliti dubbi sulla privacy, sulla composizione aziendale di Bending Spoons e sul coinvolgimento di aziende private e statali nel progetto, anche da parte del Copasir e su quanto un sistema funzionate su base volontaria possa essere realmente utile hai fini del tracciamento dei contagi. Considerando (dice il Copasir) anche il coinvolgimento cinese in Bending Spoons (Il fondo “NUO Capital -New Understanding Opportunities-“, precisa il Comitato, è “riconducibile a Stephen Cheng”, noto uomo d’affari cinese) ed in proposito, “si ricorda che la legge cinese sulla sicurezza nazionale, obbliga, in via generale, cittadini e organizzazioni a fornire supporto e assistenza alle autorità militari di pubblica sicurezza e alle agenzie di intelligence”. Il governo deve assicurarsi che dati medici, eventuali tracking dei movimenti dei cittadini italiani, devono rimanere all’interno dei nostri confini e per nessun motivo devono uscire all’esterno

Anche il Garante della privacy si è espresso in maniera abbastanza critica sulla app con queste parole, non è chiaro se vengano conservati gli indirizzi Ip dei dispositivi mobili che interagiscono con il backend, ovvero con l’infrastruttura gestita dal ministero della Salute. Il problema è evidenziato sia nella fase di caricamento delle chiavi utilizzate da Immuni, sia durante il processo di sincronizzazione di ciascun dispositivo con la lista dei contagiati, che avverrà ogni quattro ore circa. Secondo quanto riscontrato dal Garante, nella valutazione d’impatto si afferma che l’indirizzo Ip del dispositivo che invia i dati viene trasformato in un indirizzo fittizio. Un’informazione contraddetta dalla stessa valutazione d’impatto, che in un altro punto afferma che non sia prevista la memorizzazione degli indirizzi Ip dei client da parte del server di backend centrale”. 

Giudizio sospeso sull’app quindi, che si appresta a debuttare tra numerosi dubbi di natura etica e tecnica e per cui sarà necessario capire se il suo utilizzo possa portare dei benefici. Al solito, se dovesse dimostrarsi utile, probabilmente qualche occhio verrà chiuso sulla natura della app, se invece dovesse dimostrasi un flop, le numerose perplessità emerse torneranno come un boomerang a colpire Governo e Ministero della Salute.

Chi vi scrive, pur nutrendo dubbi sulla bontà tecnica della soluzione (su quella ideologica non mie esprimo), comprende che essendo comunque immersi in possibili violazioni della privacy, ci tiene a ricordarvi che ufficialmente  (ed in mancanza di altre info,solo le uniche informazioni su cui possiamo basarci) le richieste dell’app si limitano al BT (per quanto non sia mai caldamente consigliato tenerlo sempre attivo, non tanto per motivi fisici ma perché è come tenere una porta sempre aperta sul device) e che le richieste dell’app sono molto meno invasive di quelle richieste dai social che normalmente frequentiamo. Inoltre questa quarantena ha visto proliferare app su FB del tipo “CHE TIPO DI SCIMMIA URLATRICE SEI”, che da un punto di vista della privacy sono un perfetto buco nero. Quindi prima di urlare alla luna la richiesta di maggiore privacy (magari travestiti da bonobo ululante) cominciamo a fare attenzione a chi regaliamo i nostri dati personali, in cambio, forse, di qualche risata da parte dei vostri contatti.

 

1 commento

  1. […] personale. Dite al vostro amichevole mangia ciliege di quartiere, che quanto sopra è peggio di Immuni, che a differenza di FaceApp, non raccoglie dati personali di nessun tipo ma solo token anonimi, che […]

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