Oggi, 22 maggio, compie 40 anni un pezzo da novanta della storia dei videogiochi: Pac-Man. Chi non si è mai trovato a percorrere colorati labirinti inseguito da un gruppo di fantasmi controllando un esserino giallo e tondo? Che abbiate iniziato con i cabinati nelle sale giochi, con le console nel salotto di casa o con uno smartphone sui mezzi pubblici del traffico cittadino, è probabile che siate stati in compagnia di Pac-Man almeno una volta. Forse 40 anni fa nessuno avrebbe mai predetto il suo successo in un mercato fatto di laser ed esplosioni, ma la storia ci insegna che le geniali intuizioni a volte non risiedono solo in nuove meccaniche o nella grafica da urlo, ma anche nelle forza delle idee in grado di cambiare la percezione del medium stesso.

Nel 1980 Toru Iwatani, un giovane designer autodidatta presso Namco con la passione per i flipper, voleva allontanarsi dai cliché in voga nelle sale giochi e creare qualcosa che anche ragazzini, donne e coppie avrebbero avuto il piacere di giocare. Il “mangiare” – 食べる / taberu -divenne il concetto su cui costruire il tema centrale e sul quale elaborare delle prime idee. La storia narra che fu una pizza con una fetta in meno a ispirare l’aspetto di Pac-Man, anche se è una storia vera solo in parte da come poi è stata raccontata nel tempo dal suo autore.

In giapponese il carattere che indica “bocca” – 口 / kuchi – ha una forma quadrata ma Iwatani decise di renderlo più arrotondato come è del resto una pizza. C’è chi suggerì di rappresentare le forme in modo più articolato aggiungendo degli occhi ma l’idea fu scartata altrimenti si sarebbe continuato ad aggiungere dettagli all’infinito. I giapponesi utilizzano il termine pakupaku per descrivere il movimento compiuto dalla bocca quando si mangia, da cui deriva il nome Puckman, che per evitare spiacevoli storpiature in inglese fu tradotto come Pac-Man al di fuori del Sol Levante.

Alcune delle dinamiche in Pac-Man furono ispirate anche dai fumetti e dai cartoni, come Casper e Obake no Q-tarō per i fantasmi e Braccio di Ferro per i poteri che conferivano i power up. Il rapporto tra Pac-Man e i fantasmi è assimilabile a quello che esiste tra Tom e Jerry, il dinamico duo prodotto da Hanna & Barbera. In un mercato dominato da navi spaziali e shoot ‘em up, la sua caratteristica forma, l’apparente semplicità con cui si poteva iniziare a giocare e un’IA studiata nei minimi dettagli lo resero uno dei giochi più famosi di sempre, nonché un grande fenomeno sociale. Pac-Man è un’icona, di quelle capaci di andare oltre i videogiochi ed entrare nella cultura di massa.

Magliette, tazze, oggettistica di ogni tipo ritrae l’immagine di quello che possiamo considerare il primo personaggio dei videogiochi riconoscibile, a cui si aggiungono degli “avversari” – i fantasmi Blinky, Pinky, Inky e Clyde – dotati anch’essi di una personalità e associati immediatamente all’immagine del brand. Quello di Pac-Man è un volto che nella cultura pop si è prestato anche alla tv e al cinema, diventando prima una serie animata e poi il simbolo più rappresentativo dell’era arcade descritta in Pixels – film del 2015 diretto da Chris Columbus. Pac-Man è un pilastro della storia dei videogiochi, uno di quelli da preservare e da raccontare ai posteri, tanto che nel 2012 il Museum of Modern Art (MoMA) di New York lo ha scelto per arricchire la sua collezione permanente di Architettura e Design.

L’ultimo Pac-Man co-progettato da Toru Iwatani risale a Pac-Man Championship Edition del 2007, un modo per salutare la sua creatura e lasciare in eredità ben più di un videogioco. Oggi giocare ai videogiochi è diventata un’attività che coinvolge un grande pubblico, non è più un hobby di nicchia, e nonostante qualche stigma ancora da cancellare del tutto, è una passione che accomuna senza distinzioni di sesso o di età. Se ogni giorno possiamo sentire l’energia trascinante di chi si lascia trasportare da questa attività e la condivide con moltissime persone là fuori, lo dobbiamo anche a quella piccola pallina gialla. Per molti Pac-Man ha rappresentato la prima esperienza con un videogioco, quindi tanti auguri Pac-Man. Non smettere mai di correre.

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