Mafia 2 è un titolo che necessita di ben poche presentazioni. Uscito nel 2010, sviluppato da 2K Czech, è il successore diretto dell’omonimo Mafia I, pubblicato ben otto anni prima, nel 2002. I due giochi sono stati finalmente rimasterizzati da Take Two, che però ha deciso di spingere l’acceleratore soprattutto per il capostipite, con un restyle di grafica e gameplay. Il 2, probabilmente complice l’età molto meno avanzata, è stato semplicemente tirato a lucido, con un intervento a textures e shader e qualche minuscolo contenuto aggiuntivo.

Invecchiare con stile

Come sempre quando approccio queste rimasterizzazioni vengo colto da dubbi amletici circa l’obiettivo che la recensione dovrebbe prefissarsi. Si deve parlare del gioco in quanto tale, nonostante sia probabilmente conosciuto e apprezzato da tempo? Si deve analizzare soltanto il lavoro tecnico svolto dal team di “restauro”? Probabilmente la risposta è una via di mezzo, ed attiene principalmente alla mole dell’intervento. Titoli come Crash Bandicoot, con rimaneggiamenti pesanti non solo dal punto di vista estetico, ma anche di lootbox e giocabilità, possono permettersi il lusso di recensioni mirate. Questo Mafia 2, invece, si presenta identico alla sua versione originale, pur godendo di un aspetto chiaramente moderno. In tal senso, quindi, reputo più interessante vedere quanto sia invecchiato bene (o male) il titolo rispetto ai giorni d’oggi.

La trama del gioco, si sa, è grandemente debitrice di due opere cinematografiche: Il Padrino (soprattutto per quel che concerne Mafia 1) e Goodfellas (conosciuto in Italia come “Quei bravi ragazzi”). Le vicende di Vito Scaletta sembrano seguire, senza plagiare ma certo omaggiando in maniera piuttosto plateale, la stessa narrazione scelta dal gangster movie di Scorsese. Punto centrale di entrambe le opere è la scalata al successo, la fame di “roba”, per citare Verga, che rappresenta il motore pulsante dei protagonisti del dramma. Personaggi poveri, ignoranti, disperati, che si affannano ad ottenere quanti più soldi possibili, nell’illusione che l’oggetto possa cancellare il loro status di reietti. La realtà è che il crimine non paga come si vorrebbe, e la scalata di Vito assomiglia più ad una discesa verso il baratro. Sotto questa luce, Mafia 2 è un felicissimo esempio di come il medium riesca nel duplice obiettivo di narrare in maniera cinematografica, senza però rinunciare alla componente precipuamente ludica.

Certo, Empire Bay – un miscuglio riuscito di New York, Chicago e Detroit – appare agli occhi del videogiocatore contemporaneo stravagante. La sua mappa di 10 km quadrati, esplorabile fin da subito, non offre side quest o grande interazione, se non i negozi di vestiti e pistole, uno sfasciacarrozze e dei benzinai da rapinare. In tal senso parlare di sandbox è, oggettivamente, sbagliato. Mafia 2 segue dei precisi binari, sia narrativi che ludici, ma nel farlo regala al giocatore un grande teatro di scena, dove tutto è funzionale al racconto ed al contesto storico in cui si muove Vito Scaletta.

Una rimasterizzazione pigra

Dal punto di vista tecnico, questa remastered è, sinceramente, pigra. Capisco perfettamente che il gioco sia invecchiato molto bene, grazie ad un gameplay accattivante e, soprattutto, ad un ritmo serrato che non lascia tempo al giocatore di pensare troppo. Fortunatamente le sparatorie sono divertenti, pur non presentando una grande scelta di armi, e la guida lo è anche di più (ma ricordate di attivare l’opzione “guida simulativa”!).

Allo stesso tempo le texture migliorate riescono a far risplendere Empire Bay come dieci anni fa, restituendo una città viva, pulsante e, soprattutto, caratterizzata al millimetro. Nonostante tutti questi indubbi pregi, Mafia 2: Definitive Edition, rimane piuttosto svogliato. Innanzitutto, sono incappato nel famigerato Maltese Falcon Bug, un errore frequentissimo nella prima edizione e incredibilmente ancora presente. Il che fa capire che il gioco non sia stato toccato neanche di striscio nelle dinamiche, portando seco tutte le problematiche del 2010.

Tra queste, giova menzionare: i comportamenti bislacchi delle macchine alla guida – sono stato investito un numero di volte davvero improbabile – la polizia a volte indulgente, a volte a dir poco suscettibile e la solita telecamera in terza persona, che negli ambienti angusti ha potentissime proprietà emetiche. Inoltre la gestione dei checkpoint è rimasta ancorata a un sistema funzionale, ma forse poco studiato. Risultano essere, infatti, pochi e quasi mai inseriti nelle fasi più concitate dei capitoli, necessariamente quelle dove il giocatore tende a morire più spesso. Alcune missioni poi, dove viene richiesto di muoversi da un punto all’altro della mappa, possono ricominciare da capo per colpa di un incidente automobilistico sciagurato.

Come contentino però, non si può non notare la presenza del…

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