Raccogliere la responsabilità e l’emozione di scrivere la recensione di Death Stranding, uno dei videogiochi più chiacchierati della storia di questo medium, è quanto di più “spaventoso” ed elettrizzante possa accadere in questo lavoro. Che facciate parte degli adoratori o dei detrattori di Hideo Kojima e del suo operato, non vi è comunque dubbio che l’uscita allo scoperto di Death Stranding su PS4 rappresenti un evento importante, che è necessario leggere nella maniera più onesta possibile.

Death Stranding non è un gioco perfetto, ne’ tanto meno un’esperienza adatta a tutti. Al contrario richiede al giocatore di calarsi a pieno in una serie di meccaniche simulative spesso dedite ad un target ben specifico e lontano dalla massa. Alla luce della poca inclusività che ne deriva, il voto che trovate in calce può rispondere a pieno al vostro gusto, o richiedere invece un aggiustamento, sia esso per eccesso o per difetto. Abbiamo giocato, vissuto, analizzato e ragionato a lungo su questo giudizio e per noi è giunto il momento di giustificarvelo. La speranza è quella di essere riusciti a trasmettervi a pieno tutte le nostre considerazioni.

Alla luce dell’importanza del titolo e della sua forte volontà di connettere, questa recensione non è solo frutto del lavoro di chi la firma, ma anche delle infinite elucubrazioni, analisi, scambi e confronti avvenuti all’interno della redazione di Multiplayer.it e non solo. D’altronde l’eredità che l’opera ha sempre voluto trascinarsi dietro è quella della connessione, e se dovessimo basarci solo ed unicamente sulla sua capacità di far stringere rapporti interpersonali, si potrebbe tranquillamente dire che Death Stranding abbia colto nel segno. Il confronto diretto e talvolta anche accorato con Pierpaolo Greco e Francesco Serino, gli altri compagni in questo viaggio lungo ben 70 ore, ha aiutato, plasmato e donato quelle sfumature nei punti di vista, per i quali è necessario un sentito ringraziamento.

La nostra storia: il Death Stranding

Già normalmente lo faremmo con qualsiasi titolo, ma è ancor più naturale iniziare a giudicare un nuovo videogioco del maestro Kojima partendo dalla trama messa in piedi dall’autore della saga di Metal Gear Solid, premurandoci di non rivelare neanche un singolo dettaglio che possa mettere a repentaglio il gusto della scoperta ad ognuno di voi. Ciò che è utile capire riguardo all’incredibile immaginario che fa da sfondo all’opera, è che la discretamente lunga campagna di comunicazione del gioco, fatta di trailer cinematografici pazzescamente realizzati, ha volutamente reso l’intreccio più difficile di quanto non sia.

Continua su: Death Stranding, la recensione – Multiplayer.it

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