Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che diede origine al tempo e allo spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che portò un pianeta a ruotare in quello spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che generò la vita così come la conosciamo. E poi arrivò un’altra esplosione…“.

Death Stranding: la recensione di Everyeye - Death Stranding recensione

Death Stranding si apre con un’oscura profezia, solenne manifesto di un futuro ancora sconosciuto. Le parole di Sam Porter Bridges, scandite con vivida rassegnazione, traghettano i giocatori verso una carrellata di panorami che colpiscono l’animo con pennellate di malinconia, emblema di una potenza espressiva che quasi trascende la sfera dei sensi. Paesaggi che trascinano nel postmoderno il toccante romanticismo di Thomas Cole, le sfumature più fosche dei panorami impressionistici di Claude Monet, per comporre un banchetto emozionale che si fa portavoce dell’amore di Hideo Kojima per alcune pietre miliari della settima arte: da 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick a Il pianeta delle scimmie di Franklin Schaffner. Sulle note di una ballata struggente, la messa in scena abbandona ben presto i tratti pittorici per abbracciare un dinamismo non meno suggestivo, in una corsa verso l’ignoto che di fatto anticipa, con una sequela di colpi al cuore, quello che sarà uno dei temi portanti dell’opera.

Già a questo punto, a una manciata di secondi dall’inizio dell’avventura, si rende palese uno dei tratti distintivi del lavoro di Kojima, un game designer dotato di un timbro stilistico unico nel panorama videoludico, capace di suscitare reazioni diametralmente opposte tra le fila del pubblico. Una polarizzazione figlia di un estro creativo selvaggio e indomabile, di un’urgenza espressiva che rifiuta di sottostare alle regole del mercato e fa dell’innovazione il proprio vessillo, la propria guida verso i confini ancora inesplorati del medium. In questo senso, Death Stranding rappresenta probabilmente la manifestazione più eclatante dell’autorialità di Hideo Kojima, del suo modo unico di interpretare la professione del cantastorie digitale.

Libero da qualsiasi costrizione, non più soggetto ai limiti imposti da publisher e logiche commerciali, il padre di Metal Gear Solid porta su schermo un prodotto che potrebbe scoraggiare una fetta abbondante della platea fin dalle prime ore, complice una distribuzione narrativa che, per la gran parte dell’avventura (che può essere portata a termine in una trentina di ore, e impegnarvi facilmente per il triplo del tempo), si muove con ritmi fin troppo compassati, alternando momenti incredibilmente “densi” a lunghe fasi caratterizzate da una flemma a tratti quasi ingiustificabile. D’altronde immergersi tra le cupe maglie del mondo costruito da Kojima Productions vuol dire abbandonarsi all’abbraccio di un’esperienza che segue la metrica di un sogno, e pertanto cambia totalmente in base alle nostre percezioni, al nostro modo di interpretare quella travolgente marea immaginifica che permea, con grande eleganza, ogni dettaglio di un universo eccezionalmente ricco e affascinante.

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L’alba dell’Homo Ludens

L’immaginario scolpito dall’autore giapponese mescola nozioni scientifiche ed esoterismo, si muove agilmente tra immanentismo, fisica quantistica e mitologia, in modo da riscrivere i dogmi dell’evoluzione, trascinando l’intelletto del giocatore in una danza straniante in groppa all’Uroboro simbolo dell’eterno ritorno di Nietzsche.

L’aspetto più sorprendente di questo lavoro è l’incredibile concretezza con cui viene delineata la distopia di Kojima, che non lascia niente al caso e offre spiegazioni “credibili” per ognuno dei tasselli del suo mosaico creativo. C’è un motivo molto preciso se a un mondo all’apice della sua ascesa tecnologica servono ancora i corrieri, se l’isolamento è diventato lo stile di vita più diffuso e se l’America ha un disperato bisogno di “riconnettersi”.

Scoprire per quale ragione i Muli, la fazione di briganti che tenterà di sottrarvi i carichi per tutta la durata del gioco, hanno sviluppato una vera e propria ossessione per le consegne rappresenta solo una delle tappe di un viaggio cerebrale straordinario, così come arrivare a comprendere il significato della morte in Death Stranding, a cogliere la vera la natura delle Creature Arenate che infestano le lande desolate degli ex Stati Uniti .

Death Stranding: la recensione di Everyeye - Death Stranding recensione

Un percorso tortuoso che si snoda tra drammi esistenziali e critica sociale, e tira in ballo temi caldi come il cambiamento climatico, il sovranismo culturale e la dipendenza dai social network, talvolta con un po’ d’ingenuità ma sempre con una raffinatezza strabiliante, che si manifesta in un simbolismo onnipresente e pervasivo. Death Stranding parla dell’importanza dei legami, di quel senso di comunione che dovrebbe essere il motore e l’obiettivo finale dell’umano agire, e lo fa senza cedere a facilismi e frasi da cioccolatino, ma elevando questo messaggio a vero cardine di gameplay e narrazione, entrambi intrisi di una coerenza più unica che rara. Se alcune delle sfumature più profonde dell’opera risultano senza dubbio di difficile lettura, bisogna dire che Kojima non ha ceduto alla tentazione di crogiolarsi in un ermetismo inaccessibile. Una volta giunti al termine del vostro viaggio, col cuore martoriato e la mente sconvolta, accoglierete i titoli di coda con la consapevolezza di aver avuto tutte le risposte che cercavate, e forse qualcuna in più.

Death Stranding è un titolo che si tiene ben stretti i suoi segreti, ma solo per svelarli nel momento più opportuno, quando l’effetto di una rivelazione può scatenare un vero e proprio terremoto interiore. Da grande esperto di sismica emozionale, Kojima ha messo insieme un cast di personaggi indimenticabili, ognuno caratterizzato in maniera ineccepibile e dotato di una psicologia unica, dolente manifestazione di una ragnatela di storie che contribuiscono con forza al coinvolgimento personale del giocatore.

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Sorgente: Death Stranding: la recensione del nuovo gioco di Hideo Kojima per PS4

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Redazione Absolutegamer
Gaming & Nerd Neutrality. Absolutegamer è un collettivo di fighissimi mediamente asociali con una certa passione per il gaming unita alla cultura nerd snobbissima tipica dei genxer. Nerd neutrality è una espressione completamente inventata che potrebbe stare a indicare il giusto equilibrio tra le anime pop e più raffinate della cultura nerd e geek come vengono percepite da chi le ha viste letteralmente nascere, oppure assolutamente niente ma suona veramente bene.

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