Infinity Ward torna sulla scena immaginando un conflitto moderno che ha forza e incisività come una pugnalata in pieno petto che non può lasciare per nulla indifferenti. Lo fa riprendendo la filosofia che nel 2007 con Modern Warfare aveva consacrato Call of Duty come il miglior FPS militaristico non storico in circolazione, lo fa anche togliendosi più di qualche sassolino dalle scarpe e scrollandosi di dosso i commenti negativi indirizzati a Infinite Warfare che avevano segnato uno dei punti più bassi per lo studio. Prende in modo diretto quello che è stato per troppo tempo il metro di paragone di ogni titolo sfornato dalla casa di sviluppo americana e lo attualizza, ma non si allontana mai troppo da ciò che ci si aspetterebbe da un CoD, perché in fin dei conti, anche se ogni anno ci si ritrova a chiedere novità al gioco di Activision, la community è sempre un po’ conservatrice quando ci sono da accettare trasformazioni che si avventurano in territori nuovi per il franchise.

Il soft reboot Call of Duty: Modern Warfare cambia rotta anche rispetto al predecessore, Black Ops 4, senza inseguire forzatamente le mode del momento e riconfermando anche l’intenzione di voler narrare un racconto di guerra pluridimensionale, i cui attori principali non sono soldati anonimi che imbracciano un fucile perché è quello che si fa in battaglia. E checché se ne dica, la campagna a giocatore singolo ha sempre ricoperto un ruolo importante in Call of Duty. Il taglio cinematografico caratteristico e l’attenzione verso un certo grado di fedeltà per bocche di fuoco e situazioni presentate, ne hanno contraddistinto la fattura fin da quando il marchio si affacciò sul mercato la prima volta. Certo, la componente multigiocatore rappresenta il motore che permette al gioco di estendere vertiginosamente la rigiocabilità, ma sorvolare banalmente la campagna o bollarla come superflua, è un atteggiamento che rischia di farvi perdere una delle migliori campagne proposte negli ultimi anni dai creativi che si susseguono nello sviluppo programmato di Call of Duty.

Se WWII a tratti indugiava nel mostrare gli orrori dell’olocausto scegliendo di non sfruttare a pieno il mezzo videoludico per creare sgomento e tensione, Modern Warfare non si fa problemi a mettere in scena la crudezza di conflitti dove i limiti sono fatti per essere cancellati e riscritti a proprio piacimento. Più le immagini richiamano dinamiche terroristiche che hanno fatto breccia in tempi non troppo lontani nel cuore dell’Europa, più è facile per i più sensibili sentire un nodo alla gola paralizzante che strozza la voce che vorrebbe ricordare Regno Unito, Francia, Spagna o Germania. Quando si cambia versante e gli atti ostili si spostano in luoghi che appaiono più distanti da noi e dal nostro modo di vivere, viene descritto e fatto interpretare ogni istante in un modo così viscerale da far torcere le budella. Ci sono passaggi evidenti in cui salta qualsiasi briciolo di umanità e l’istinto di sopravvivenza porta a fare cose che dalla comodità delle nostre case saremmo pronti subito a condannare.

Quando CoD vuole che ci si fermi a riflettere o vuole rallentare il ritmo degli scontri a fuoco per far crescere la tensione, sceglie di applicare lo stealth in differenti declinazioni. La più classica è un’infiltrazione nei panni di un soldato addestrato che a notte fonda si fa strada con il visore notturno fino agli obiettivi designati. Qui le fonti di luce rivestono un ruolo importantissimo e servono anche a evidenziare il balzo tecnico in avanti dell’illuminazione col cambio di engine. Trovarsi investiti dal fascio di luce può farci scoprire con più facilità, per questo un approccio più cauto e uno studio delle circostanze possono garantire un vantaggio tattico, sparando e azzerando i bagliori delle luci lungo il cammino. Sebbene ogni missione abbia un andamento prestabilito, questa fase stealth in particolare si svolge in spazi aperti lasciando una discreta libertà nello scegliere le modalità e i tempi di ingaggio.

Le altre due fasi stealth significative sono completamente diverse perché coinvolgono civili e innocenti, creando così un diverso stato di angoscia perché c’è una enorme differenza tra l’essere scoperti armati e l’essere scoperti inermi. Una delle missioni sembra quasi un mini-gioco in cui prendendo il controllo di alcune telecamere bisogna guidare una donna fuori da stanze pattugliate da nemici che non si fanno scrupoli a sparare a vista. Se trovate una perdita di tempo posare il fucile in uno sparatutto, potrebbe risultare per voi un momento che interrompe eccessivamente l’azione, tuttavia giocando alla massima difficoltà – immaginate una modalità veterano senza l’interfaccia – abbiamo trovato la costruzione del ritmo in Modern Warfare assolutamente ben congegnata. Ci sono momenti chiaramente di respiro, dove l’attenzione viene però sempre mantenuta alta, dai quali poi si passa all’azione più vivace. Quello che si viene a costruire è un andamento quasi preparatorio all’esplosione più intensa del gameplay FPS che caratterizza il titolo. Nelle quasi 6 ore di campagna – un numero comunque in media con altri capitoli – è difficile staccarsi dallo schermo, considerata anche la fluidità con cui si passa dal giocato alle cutscene che introducono la missione successiva.

 

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