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Moons of Madness, la recensione di Spaziogames

Moons of Madness è un horror dall’ottima trama che tratta le sue tematiche in modo non banale.

Da un paio di anni va molto di moda creare i cosiddetti horror lovecraftiani, omaggiando il mai troppo incensato autore di Providence. Le opere davvero degne di nota si contano però sulle dita di una mano monca, mentre parecchie sono quelle che tendono a sfruttare questo nome per sopperire alle gravi mancanze di gameplay e di contenuti che si portano dietro. Moons of Madness si definisce un horror cosmico, ma come vedremo riesce a dare il meglio di sé proprio quando mette da parte citazioni e suggestioni legate alla narrativa di Lovecraft, dimostrando che non solo riesce a stare in piedi da solo, ma anche a correre sulle gambe solidissime di una storia avvincente e ben costruita.

Le Lune della Follia

Phobos e Deimos sono le due lune di Marte che incombono su Shane Newehartcome una minaccia di sventura imminente: svegliatosi da un terribile incubo all’interno della nave spaziale Cyrano, entra in contatto via radio con uno dei membri dell’equipaggio, raccontando le stranezze del sogno al collega. Stranezze che in parte vengono replicate durante la veglia, quando il sistema di illuminazione va in avaria e la serra viene immersa nella nebbia. Ma poco male, perché il compito di Shane sembra quasi essere giunto al termine e si chiuderà non appena l’altro team gli darà il cambio, ossia quando la nave concluderà il suo breve tragitto previsto per le operazioni di trasporto.

Il motivo della spedizione organizzata dalla corporazione Orochi è legato all’intercettazione di uno strano messaggio proveniente da Marte, di origine intelligente e prontamente decrittato dagli scienziati. La scoperta viene considerata troppo importante e delicata per essere diffusa pubblicamente, al punto che nemmeno Shane e il suo team sono a conoscenza della reale motivazione per cui la squadra si trova sul pianeta rosso. La Orochi ha creato un avamposto di ricerca su Marte, ma come scoprirà il giocatore, ci sono macchinazioni interne e una strana vicenda legata alla madre di Shane, eminente scienziata coinvolta nel progetto.

Moons of Madness, l’orrore viene da Marte – Recensione

Moons of Madness riesce a incuriosire e lasciare nel dubbio fino alle ultime battute, concedendo a tratti ampi margini di manovra nell’interpretazione della trama, la quale viene chiarificata in un finale che chiude al meglio un’allucinata discesa nella follia di circa quattro-cinque ore. Le sezioni più riuscite sono senz’altro quelle all’interno della nave, quando bisogna spostarsi da un’area all’altra senza sapere mai cosa aspettarsi, oppure quelle in cui bisogna infilarsi un casco e armeggiare coi dispositivi tecnologici appena fuori dall’avamposto, mentre l’ossigeno scende lentamente a zero. Le parti di Moons of Madness che meno convincono, come detto in apertura, sono proprio le uniche legate al citazionismo sfrenato di alcune opere di Lovecraft, che sembrano quasi stonare in un’amalgama che potrebbe tranquillamente farne a meno. Oltretutto, rendono la vicenda meno credibile, più vicina all’horror fantastico che non allo sci-fi horror a cui il gioco aderisce.

 

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