Dopo aver provato il gioco in diverse occasioni, abbiamo messo le mani sul prodotto finito, desiderosi di rendere Fortesque l’eroe che avrebbe dovuto essere in vita. Mentre raccoglievamo i calici, sgominavamo le masnade di demoni e… morivamo impietosamente, non ci siamo limitati a osservare la presentazione visiva o ad apprezzare i ritocchi del team di sviluppo: dovevamo sondare l’efficacia di un gameplay che affonda le proprie radici negli anni ’90, perché mentre il Sir Daniel d’oltretomba è più affascinante del suo alter ego in carne e ossa, non sempre i videogiochi reggono altrettanto bene lo scorrere del tempo.

Il viaggio di redenzione di Sir Daniel

Facendosi strada fino a Lord Kardok, l’ultimo ostacolo prima dell’infido Zarok, Fortesque lasciava dietro di sé i cadaveri dei demoni e delle aberrazioni che osavano incrociare le lame con la sua.

Fiero e impavido, il campione di Re Pellegrino ha guidato l’esercito in una battaglia lunga e intensa, fino all’ultimo respiro. Prima di esalarlo, a causa di alcune ferite mortali, è riuscito a portar con sé anche lo stregone, regalando a Gallowmere l’alba di un nuovo giorno e la possibilità di sperare in un futuro di pace.

Così i bardi narrano le gesta di Sir Daniel, che a distanza di cent’anni entusiasmano i cittadini come se fossero state appena compiute. Eppure, immerso nel buio dei piani inferiori del suo vestibolo, il malvagio Zarok vive ancora, e passa le giornate a studiare un tomo di stregoneria per soddisfare un’insaziabile fame di conoscenza proibita. A un certo punto, quando lo sguardo del maligno si posa su una pagina del librone, i suoi occhi cominciano a brillare di un verde ancor più intenso e un sorriso si stampa sul suo volto smunto: è ora della vendetta.

 

Sorgente: MediEvil Recensione: il ritorno di Sir Daniel Fortesque su PS4

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