Nel 2010 Obsidian consegnava alle masse Fallout: New Vegas, quello che sarebbe poi diventato il suo gioco più acclamato e di maggior successo commerciale, nonostante un’accoglienza iniziale positiva ma non troppo entusiasta, ma che poi ha portato alla rivalutazione del gioco nel tempo. Fino a tramutarlo in un un vero e proprio classico. Nonostante le ottime vendite del suo GdR, però, da lì a poco l’etichetta californiana sarebbe scivolata in una spirale negativa che l’avrebbe portata a un passo dal fallimento, trovando la salvezza nel crowdfunding e passando gli anni successivi su titoli a basso budget e chiaramente ispirati ai grandi giochi di ruolo isometrici del passato, mettendosi momentaneamente alle spalle il mondo delle produzioni a tripla A.

Nel frattempo, Bethesda presentava al mondo i suoi nuovi Fallout, tentando una strada diversa rispetto ai predecessori, scelta che ha però lasciato l’amaro a una parte dei fan della prima ora, già delusi dall’impronta più action e dalle semplificazioni alla formula operate con Fallout 4 (e poi addirittura indignati per il fallimentare esperimento multiplayer di Fallout 76).

In molti hanno iniziato, prima sommessamente e poi sempre più rumorosamente a invocare un “nuovo New Vegas”, magari frutto proprio di una nuova collaborazione tra Obsidian e Bethesda. È in questo contesto che si inserisce The Outer Worlds, annunciato agli scorsi Game Awards e presentato fin da subito come un erede spirituale del cult già citato. “Dai creatori di Fallout e dagli sviluppatori di Fallout: New Vegas” recita il trailer d’annuncio, difficile non recepire il messaggio.


Fin dai primi istanti l’ispirazione appare chiarissima, nelle grandi e nelle piccole cose: la prospettiva in prima persona, i dialoghi a scelta multipla, il protagonista “muto” (o per meglio dire, non doppiato), le tante abilità tra cui destreggiarsi, la presenza di diverse fazioni e di un sistema di reputazione che pesa ogni nostra azione permettendoci di guadagnarci le simpatie (o di finire nelle liste nere) delle principali forze in campo. E ancora: un gameplay aperto e influenzato dalle scelte fatte in sede di creazione e sviluppo del nostro personaggio, decisioni importanti da prendere che influenzano lo svolgimento delle vicende e, per non farci mancare niente, pure una modalità “hardcore” opzionale, che aggiunge elementi survival come la necessità di bere e mangiare.

A questo punto la domanda è una sola: The Outer Worlds è il degno erede di New Vegas che stavamo aspettando? E la risposta è, diciamolo pure fin da subito, un sì deciso e che non lascia spazio a dubbi.

Benvenuti ad Alcione

Ora che ci siamo tolti di mezzo la domanda più ingombrante, vediamo di approfondire un po’ di più ognuno degli elementi che caratterizza la formula del nuovo lavoro di Obsidian, partendo proprio da ciò che lo distingue dalla sua principale ispirazione: l’ambientazione. Ci lasciamo alle spalle, infatti, le atmosfere da western post-apocalittico del deserto del Mojave per catapultarci nei più remoti angoli della galassia, esplorando la colonia di Alcione, dominata da mega-corporazioni interessate solo al profitto e che si fanno la guerra a colpi di pubblicità invasiva, e spesso anche con mezzi decisamente più discutibili.

A screenshot from Obsidian's sci-fi RPG The Outer Worlds.

Con la parziale eccezione di Knights of the Old Republic II (che comunque, come ogni Star Wars, mescola sci-fi e fantasy), è la prima vera incursione degli sviluppatori americani nella fantascienza, ma a distinguerlo dalle altre avventure spaziali è il tono spesso leggero e che si fa pochi problemi a ironizzare su situazioni che normalmente di divertente avrebbero ben poco, ed è indubbiamente uno dei marchi di fabbrica dei due creatori, Tim Cain e Leonard Boyarsky, che già nel 1997 con Fallout avevano dimostrato una certa predisposizione per il black humour.

Questa volta il duo di autori si è scagliato contro il mondo corporativo, dipingendone un ritratto dai tratti volutamente estremizzati e spesso grotteschi: troveremo quindi aziende che impongono turni di lavoro anche di 20 ore consecutive, dipendenti che sognano la promozione che darà loro il diritto a una pausa bagno, impiegati e operai che ripetono come mantra gli slogan aziendali e che sono obbligati per contratto a comprare soltanto i prodotti realizzati dalla propria società, e tanto altro ancora.

Obsidian Announces New Sci-Fi RPG The Outer Worlds

Continua su: The Outer Worlds – La recensione

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